Lo Yod – il Dito di Dio (Seconda parte)

Buongiorno Esseri di Luce, vogliamo ora dare seguito alle informazioni preliminari fornite nella prima parte.

Ripetiamo innanzitutto che lo Yod è formato da una base-sestile, e da due aspetti, indicati con le linee verdi, che sono l’essenza stessa dell’evoluzione spirituale; sono aspetti che si formano tra corpi celesti distanti tra loro cinque segni zodiacali, cioè 150° (con un’orbita molto stretta, al massimo un grado). Il nome di questo aspetto è quinconce, ovvero cinque once o cinque dodicesimi (è evidente il rapporto tra il numero 5 e il numero 12), ma possiamo anche indicarlo con il termine di disgiunzione.

Lo Yod si presenta come una successione di due quinconce; abbiamo il vertice alto del triangolo, che è il punto di partenza e nello stesso tempo di arrivo, e che potremmo indicare come la questione da risolvere, ma per farlo è necessario muoversi lungo le tratte di questa figura in senso antiorario (quinconce-sestile-quinconce).

Il primo quinconce, nell’esempio in questo articolo, esprime il rapporto tra Ariete e Vergine, il Fuoco impetuoso e primordiale in tensione con la profondità della Terra, all’interno della quale giace la risposta; al primo quinconce diamo il nome di Energia Correttiva. Il sestile mette in armonia l’energia entrante, che necessita di essere rielaborata, con l’energia uscente, di risalita verso l’alto. Il secondo quinconce esprime il rapporto tra Scorpione e Ariete, relazionando l’Acqua, come terreno di prova, con il Fuoco della rinascita; al secondo quinconce diamo il nome di Energia Rigenerativa.

Il legame con la Ruota della Vita diventa evidente nel momento in cui osserviamo i personaggi presenti nella carta; i due che girano vorticosamente nella ruota sono Mercurio (il Mago bianco) e Saturno (il Mago nero), i quali cercano di ottenere una posizione predominante l’uno sull’altro; ma poiché la Ruota della vita è governata da Urano, espressione di trasformazione, rivoluzione e continuo cambiamento, non esistono veramente un sopra e un sotto ben distinti, all’interno della ruota, nessun posto privilegiato e sicuro, esiste al suo posto un eterno avvicendarsi degli opposti (luce-ombra, amore-odio, maschile-femminile, positivo-negativo, ecc.).

L’unico punto fermo della figura è il centro della ruota, il quale giace anche sull’asse verticale, che ci connette con la terza figura, quella superiore, una specie di Sfinge. A tal proposito evidenziamo che una volta i segni zodiacali erano dieci; l’umanità non era ancora in grado di rispondere, in maniera significativa, alle energie di due costellazioni in particolare, ovvero la Vergine e i Pesci. Quest’ultima costellazione era fusa (e con-fusa) con l’Ariete, in un segno zodiacale che aveva per simbolo un pesce con le corna, mentre per quanto riguarda la Vergine era ancora indissolubilmente legata al Leone, in una figura enigmatica che ritroviamo ora nella Ruota della Vita, ovvero la Sfinge!

Detto questo, comprendiamo l’enorme spinta evolutiva che potremmo ricevere dal superamento di tutte le dualità, le contraddizioni e le incongruenze presenti nella nostra sfera interiore. Questo ci riporta alle affermazioni fatte nella prima parte; solo come Anima o solo come personalità, non possiamo procedere, ma possiamo avere solo l’illusione di farlo, mentre invece stiamo girando in tondo senza rendercene conto.

Solo se riusciamo nell’impresa di trasformare il caos in ordine, Anima sul Sentiero, possiamo andare oltre le nebbie dell’Illusione, e per farlo dobbiamo prendere in esame ogni piccolo dettaglio, evitando la superficialità.

A presto e buona vita!

Lo Yod – il Dito di Dio (Prima parte)

Buongiorno Esseri di Luce, consideriamo il triangolo isoscele in figura; esso prende il nome di Yod ed è conosciuto anche come “il Dito di Dio”, inoltre è legato alla lettera ebraica che identifica la Ruota della Vita, la Carta n°10 dei Tarocchi egiziani, il cui rappresentante astrologico è il pianeta Urano.

Lo Yod è formato da una base-sestile, e da due aspetti, indicati con le linee verdi, che sono l’essenza stessa dell’evoluzione spirituale; essi sono aspetti che si formano tra corpi celesti distanti tra loro cinque segni zodiacali, cioè 150° (con un’orbita molto stretta, al massimo un grado). Il nome di questo aspetto è quinconce, ovvero cinque once o cinque dodicesimi (è evidente il rapporto tra il numero 5 e il numero 12), ma possiamo anche indicarlo con il termine di disgiunzione.

Dall’Astrologia classica sappiamo che ogni aspetto, armonico o disarmonico, mette in comunicazione corpi celesti (pianeti e asteroidi), i quali possono poi trovare un terreno comune sul quale relazionarsi in maniera più o meno “diplomatica”. E’ il caso del trigono, aspetto che relaziona energie distanti 120°, e che molte volte riguarda segni zodiacali che hanno lo stesso elemento; pensiamo, ad esempio, al trigono tra Vesta in Cancro e Cerere in Scorpione, descritto in un recente articolo: la comunicazione avviene grazie all’esistenza della “quadruplicità” degli elementi (Aria, Terra, Acqua, Fuoco), in questo caso grazie all’Acqua. Nel caso della quadratura, invece, le energie sono distanti 90°, molto spesso in elementi discordi tra loro (ad esempio Fuoco-Terra oppure Acqua-Aria), e il dialogo è possibile attraverso le “triplicità”, ovvero il fatto che i pianeti coinvolti nella quadratura sovente appartengono entrambi a una delle tre croci (Cardinale, Fissa oppure Mutevole); l’esempio, preso dal sopra citato articolo, riguarda Vesta in Cancro e Pallade in Bilancia, legati da segni Cardinali. Perciò, nel caso di quadrature e trigoni (ma anche di opposizioni e sestili), un compromesso, un terreno comune esiste ed un canale di comunicazione lo si può trovare facilmente.

Nel caso del quinconce, invece, questo non è possibile; il quinconce è un aspetto che lega segni “incompatibili” sia come Elementi che come Croci, poiché non esiste né triplicità né quadruplicità, ma solamente “quintuplicità”. Questo termine segnala sempre una tensione, presente al nostro interno, della quale spesso non si è nemmeno consapevoli, ma che si manifesta come un disagio, una sensazione sgradevole, latente, quasi strisciante, un’ansia, una preoccupazione di fondo che ci impedisce di godere a pieno della vita. Allora come si esce da questa situazione ristagnante?

Iniziamo con il dire che solitamente, per evitare un aspetto disarmonico, in maniera molto mentale, si tende a polarizzarsi in uno dei due estremi, spingendo nel dimenticatoio il polo opposto; è una sorta di meccanismo di autodifesa, illogico, irrazionale, molto spesso inconsapevole, in poche parole è tipicamente umano. Questo modo di agire, però, è alla base di molte questioni problematiche che poi ci troviamo ad affrontare impreparati, motivo per il quale falliamo; perciò siamo costretti a ripetere la prova, magari anche più volte, finché non modifichiamo il nostro approccio. L’atteggiamento separativo e discriminatorio della mente razionale, in questo caso, è il nostro peggior nemico, ma questo ruolo può anche toccare alle nostre emozioni negative, le quali ci spingono a separarci dal nostro vero obiettivo, perché lo riteniamo irraggiungibile e magari preferiamo esitare, in cerca di sicurezza, il che, se ci pensiamo, è paradossale.

Il quinconce, invece, una volta rivelatosi (attraverso lo studio del proprio tema natale) ci costringe a portare l’attenzione contemporaneamente a entrambi gli estremi della questione, e ci chiede di trovare un equilibrio dinamico (Urano docet), una sorta di soluzione “improvvisata”, che però deve essere efficace per un tempo prolungato; solamente in questo modo è possibile superare le prove in maniera definitiva.

Definiamo questo come l’aspetto più evolutivo di tutti, perché ci spinge a portare in manifestazione la nostra dimensione spirituale, interiore, l’Anima, per coinvolgerla in un continuo dialogo con la nostra componente fisica, la personalità; possiamo affrontare le prove della vita con l’atteggiamento puramente spirituale, del mistico o del teorico; oppure possiamo farlo come personalità, pragmatici, concreti, senza però riuscire a vedere il disegno più grande; in entrambi i casi i nostri tentativi sono destinati a fallire! L’unica soluzione è la collaborazione tra Spirito e Materia, tra Logos e Metis (se avete letto gli articoli precedenti sapete a cosa mi riferisco).

Con questo primo articolo introduttivo non si vuole certo esaurire un argomento così vasto e complicato; diciamo però che la conoscenza del quinconce è la premessa necessaria per l’approfondimento delle dinamiche interne al triangolo-Yod, che svilupperemo nella seconda parte. Continua a seguirmi, Anima curiosa!

A presto e buona vita!